in questi giorni la vicenda del ritardo della nomina di un curatore per il Padiglione Italiano alla prossima Biennale di Architettura, ha evidenziato uno stato di difficoltà, non solo economica, in cui verte il mondo della architettura Italiana; l’assenza di un dibattito a riguardo e la totale indifferenza delle istituzioni, ha permesso ad un gruppo di architetti di riflettere sulle condizioni generali e specifiche base del fare architettura.
Un confronto che a partire da Luca Diffuse,(www.normale.net) si è sviluppato tra mail, telefonate, skype, incontri e su questo gruppo facebook (Sentimenti e progetti per il padiglione italiano); evidenziando la necessità di “inèdite”una piattaforma di ricerca ed editoriale, come progetto di candidatura indipendente e specifica per il Padiglione Italiano.(scarica il .pdf del progetto)
una proposta che ha la nostra adesione e il nostro contributo. (qui dove mandare le Adesioni)
ABC. Architettura come bene comune.
un presente spostato leggermente in avanti
Il XXI secolo ha un «tempo accelerato» rispetto al XX. Per come cambiano le cose, quello che nel secolo scorso accadeva in venticinque anni, oggi può accadere in cinque. E dobbiamo tenerne conto, perché è strategico per le nostre vite, per la nostra attività professionale, per le nostre decisioni, per la nostra comprensione del mondo che abbiamo intorno.
(G.Granieri, blog notes- 2012)
Porre l’attenzione sulla necessità di rifondare le ragioni dell’architettura come bene per tutti, accessibile, quotidiano, plausibile e normale come l’acqua.
Si indica un lavoro di ricerca che procede attraverso due cifre:
misurare la temperatura del reale (non solo come lo vorremmo, ma sopratutto per quello che è), un atlante del reale, la redazione di una nuova geografia emozionale e istantanea che risponda ai contenuti delle ricerche in campo, degli architetti, delle architetture, come a quelle dei cittadini, degli utenti, oggi meglio degli stakeolder;
fare progetti e architetture a partire da una condizione di aderenza alla realtà, senza fughe in avanti o al riparo di professionismi vari.
Il padiglione italiano può fare due cose: fotografare (anche con i mezzi leggeri del web) e raccontare quello che fanno e provano a fare gli architetti italiani, una moltidtudine raddoppiata negli ultimi 10 anni -150.000- allo stesso tempo rilanciare sulla funzione sociale dell’architettura: fare un tavolo di lavoro per la durata della biennale in cui alcuni gruppi a rotazione lavorino ad altrettanti progetti concreti da regalare all’istituzione Italia.
Un processo il cui risultato sarà mostrato solo alla fine.
Paolo Valente, Spartaco Paris (savb.eu|openzone)